Lo sfogo sui social di Isabella Resca: qui i tamponi non li fanno più nemmeno ai parenti dei contagiati

Il Coronavirus, ha portato la stragrande maggioranza della popolazione Italiana, in uno stato di panico e confusione generale. Tanto da spingere le persone a rinchiudersi in quarantena soltanto con dei sintomi che possono apparire simili a quelli del COVID-19.

Sicuramente, il nostro governo ha preso sotto gamba, molte avvertenze e situazioni, che poco tempo fa, sembravano non poterci appartenere.

In realtà, questo virus, rappresenta un problema, non soltanto da Gennaio, ma da molto prima. Infatti, come spesso ci è stato detto, il virus si è scatenato in Cina, soltanto lo scorso Novembre.

Ovviamente, nessuno di noi era al corrente di questa situazione e di questo effettivo pericolo, per cui, era impossibile prendere dei provvedimenti e quei pochi che sono stati presi, ad inizio Gennaio, erano relativamente inutili.

Lo sfogo di Isabella Resca

Ci sono storie però, di persone che ad oggi, si trovano nelle zone d’Italia che fino a poco tempo fa venivano definite rosse e gialle, che ci rendono intolleranti verso il nostro sistema sanitario, che per quanto funzioni in maniera eccellente, spesso, si rende invisibile agli occhi di chi ne ha bisogno.
Parliamo oggi, della storia di Isabella Resca, una donna di Cremona (zona gialla del nord Italia). Nei giorni successivi all’allarme, Isabella ha sviluppato tutti i sintomi del virus.
La donna infatti, preoccupata, poiché ha due figli piccoli, si è rivolta alle autorità competenti, ovvero ha dapprima telefonato al numero verde, che ci invitano a chiamare in caso di dubbi, ma la chiamata è stata vana.

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Allora, la donna, ha deciso di rivolgersi al 112, così da dichiarare agli infermieri competenti, che probabilmente era infetta.
Anche questa chiamata però, non riscontra alcun successo, poiché, in un primo momento le dicono che avrebbe dovuto monitorare la situazione per circa 24 ore, successivamente, sarebbero stati loro a mettersi in contatto con lei.

Ovviamente, tutto ciò non è avvenuto, Isabella, ha dovuto obbligarsi all’isolamento, dunque lasciando che il figlio più grande e il compagno andassero via.

L’ultimo figlio però, che ha qualche mese, deve restare con lei, poiché ancora allattato da quest’ultima.

Ad ogni modo, le hanno respinto qualsiasi richiesta di tampone, per accertare il caso. Ma soprattutto non le è stato proposto affatto da nessuno dei specialisti che ha contattato.

Cittadini di serie A e serie B

Quello che rabbia però è di apprendere poi, la storia del ministro Fontana, che è stato sottoposto ad urgente tampone. Nonostante fosse asintomatico, poiché una sua segretaria era risultata positiva. In più, l’esito del tampone al ministro Fontana, gli è stato rinvenuto dopo qualche ora.
Dunque, questo ci da un immagine della nostra sanità, piuttosto grave, poiché possiamo dare per scontato che ci sono soggetti che possono godere di diritti maggiori, rispetto a noi cittadini.

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Questo non può accadere, nessuno può essere accantonato in una situazione così disastrosa, possiamo comunque capire che, è quasi impossibile effettuare tamponi a tutti, poiché proprio materialmente non sono reperibili.

Però, non è assolutamente gradevole e non rende giustizia all’Italia, sentire che un ministro, poiché tale, deve godere del diritto di essere a conoscenza in maniera veloce della sua condizione di salute, mentre un civile, come Isabella, dovrà attendere di avere sintomi gravi per poter fare un tampone.

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