Bullismo: Un ragazzo picchia un compagno di classe e la preside lo manda ad assistere i malati di Alzheimer

E’ sempre più diffuso il fenomeno del bullismo. La scuola e la famiglia devono prendere i giusti provvedimenti.

Il fenomeno del bullismo è molto diffuso tanto che oggi ci sono anche delle novità come l’introduzione di un numero verde, il 114 per aiutare le vittime.

Anche per il recupero dei bulli sono state messe in atto azioni con l’aiuto di assistenti sociali e con percorsi formativi. Occorre una partecipazione attiva della famiglia e della scuola che deve mostrarsi severa intervenendo quando lo ritiene utile.

La Preside dopo l’ennesimo atto di bullismo manda il responsabile ad assistere i malati di Alzheimer

In un Istituto Scolastico di Portoferraio, Isola d’Elba, la preside ha preso un provvedimento nei confronti di un alunno che aveva picchiato un compagno di classe.

In questi anni, quando un alunno ha commesso degli atti di bullismo nei confronti dei compagni. La scuola è intervenuta con la sospensione dell’alunno per una settimana, due o più settimane, in base alla gravità della situazione.

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Il giovane sospeso vede in questi provvedimenti una sorta di rifiuto della scuola nei suoi confronti. Restare a casa per lui però non rappresenta una punizione vera e propria. In quanto si può alzare tardi al mattino e può restarsene comodamente a casa servito spesso dalla propria mamma.

Ecco perché spesso il ragazzo tornato a scuola torna a fare quello che faceva prima e gli episodi di violenza si ripetono ancora.

La preside dell’Istituto Tecnico Giuseppe Cerboni di Portoferraio, Isola d’Elba, ha ritenuto giusto utilizzare la punizione coinvolgendo un alunno che aveva commesso degli atti i bullismo, in un’attività socialmente utile per la comunità.

L’obiettivo era quello di aiutare il bullo a diventare più responsabile.

La punizione è consistita nello svolgimento di alcune ore di lavoro socialmente utile in un centro anziani dove poter rendersi utile nei confronti dei malati di Alzheimer nello svolgimento dei loro compiti quotidiani.

I ragazzi che hanno vissuto questa esperienza, a contatto dei malati di Alzheimer, dovevano poi raccontarla durante le ore di lezione in classe.
Questa esperienza può essere molto utile son solo al giovane, artefice degli atti di bullismo, ma anche per l’intera classe.

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La Dirigente scolastica Maria Grazia Battaglini ha ritenuto che fosse il modo migliore per sensibilizzare l’alunno verso le persone più deboli.

Vivere un’esperienza di questo tipo, è sicuramente un modo per sensibilizzare ed accrescere la responsabilità.
Il giovane bullo è stato segnato positivamente da questa esperienza.

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