Proteina anticancro: la scoprono i ricercatori italiani

La ricerca contro il cancro sta facendo passi da gigante. Purtroppo però come ben sappiamo molti farmaci non sono a disposizione di tutti, e persino i classici farmaci salvavita possono raggiungere un costo davvero spaziale. 

In questo caso però parliamo di altro: una scoperta di ricercatori italiani che avrebbero potuto brevettarla guadagnandoci, ma che invece hanno deciso di metterla a disposizione di tutti per poter combattere insieme contro il cancro.

La scoperta dei ricercatori italiani

Proteina anticancro: la scoprono i ricercatori italiani. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, questo studio è stato svolto in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e ha portato alla scoperta di una proteina anticancro.

La sigla di quest’ultima è U94. E’ una proteina prodotta dall’herpes virus umano, quello che provoca la Sesta Malattia, che sembra in grado di fermare o rallentare la proliferazione, la migrazione e l’invasività delle cellule che causano il tumore, aiutando quindi nella guarigione o facendo guarire senza bisogno dell’utilizzo di altri farmaci antitumorali.

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E’ stata poi approfondita l’interazione con il cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi.

Proseguendo con la ricerca sulla stessa scia, si potrebbe trovare davvero una cura definitiva. Anche perché tale proteina non inibisce solo le capacità migratorie, di diffusione e di invasività della malattia.

Ma annulla anche le probabilità che si formino le metastasi, che sono spesso la prima cosa che porta alla morte il paziente affetto da tumore.

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, i ricercatori hanno confermato la loro opinione sulle cause farmaceutiche e sulle cure. Bisogna ragionare non fermandosi sulla logica del profitto. Altrimenti non si raggiungerà mai lo scopo finale, che è quello di agire per il bene comune e per combattere una patologia che potrebbe interessare tutti allo stesso modo, e non soltanto ‘gli altri’.

Un plauso quindi a questi ragazzi con la speranza che la ricerca possa andare avanti.