Coronavirus: la Lombardia è al collasso, serve un ospedale nella fiera di Milano

Ci sono sempre più notizie negative, relativamente all’emergenza covid-19. Una situazione sempre più spaventosa, che ci porta a non fare altro che restare chiusi in casa, non solo per noi stessi e per i nostri cari, ma anche per chi lavora a stretto contatto con i malati.

La Lombardia è al collasso si pensa un ospedale nella fiera di Milano

Siamo ad un punto di non ritorno, la Lombardia è al collasso, è invasa da casi infetti da Coronavirus. Bergamo e Brescia ormai sono quasi state annichilite dal virus, adesso però, la situazione avanza verso Milano.

Il professor Massimo Galli, in merito a questa questione asserisce: “Stiamo facendo il nostro meglio, perché il virus non conquisti la città di Milano”.

Dopo la chiusura di tutte le scuole, uffici, negozi vari e restrizioni sociali, vengono chiusi anche i parchi, poiché le persone continuavano ad evadere trasgredendo alle regole imposte.

Il professor Galli aggiunge: “Ricordiamoci che i casi diagnosticati, riguardano persone sintomatiche, che sono solo una parte del reale”, perché ci sono molti casi in cui i sintomi, non si presentano affatto.

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Purtroppo, non avanza soltanto il numero di contagiati, ma anche il numero di decessi, rendendo gli obitori, un luogo dove è necessario pensare bene a come gestire lo spazio per seppellire i corpi.

Infatti, qualche giorno fa, anche in vari programmi televisivi e telegiornali, sono state trasmesse delle immagini dove venivano inquadrati carri funebri in fila, fuori ai cimiteri, formando un traffico intenso.

Si stanno reperendo attrezzature per il nuovo ospedale

Il governatore Attilio Fontana ha dovuto effettuare una scelta molto drastica, ha dovuto reclutare Giulio Bertolaso, come consulente per reperire sul mercato internazionale, dei monitor e dei respiratori, per il nuovo ospedale in consegna alla Fiera di Rho grazie alla Croce Rossa.

Mentre l’assessore al Welfare Giulio Gallera, dichiara lo stato di allerta: “Sono vicini al punto di non ritorno, abbiamo pochissimi posti liberi nelle terapie intensive, ormai ne abbiamo soltanto 15, massimo 20 a disposizione”.

Poi aggiunge, “Se ogni giorno arrivano 85 persone in terapia intensiva e ne escono soltanto 2 o 3, è evidente che tutto ciò non è sufficiente”.

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